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Morsi


Autore: Kay Adshead
Categoria: Teatro
Genere: Dramma
Lingua: inglese
Ruoli: 6

Sinossi:

Questo attuale testo politico dell’autrice inglese Kay Adshead ci viene servito in sette portate con un linguaggio poetico e tagliente che rende il tutto apparentemente fruibile ma decisamente “indigesto”.
Ogni portata racconta una storia atroce, disumana. La semplicità lirica mischiata ad un sarcasmo pungente unisce questi sette racconti in un unico menù. Gli attori interpretano a turno i diversi ruoli partendo da un livello comune che è quello del ristorante, luogo di un banchetto già consumato, paesaggio lunare di decenni di “resti” in decomposizione.
Nella cornice di questo singolare ristorante si incontrano due mondi estremamente diversi tra loro, quali l’Afghanistan e il Texas.
Siamo quindi proiettati in queste diversità che si incontrano e si intrecciano. E che spiazzano anche, in quanto sembrano molto diverse dal nostro quotidiano. Ma più ci avviciniamo al dessert, più ci accorgiamo quanto in realtà queste problematiche toccano ognuno di noi. Chi non rimarrebbe affascinato dal Dio magnate che regala stelle, come nel primo episodio? Chi non vorrebbe un Dio chirurgo che manipoli i nostri “difetti”, naturalmente fisici!? Chi non subisce il fascino del potere del Dio Generale?

L’opera ci appare suddivisa secondo le portate di un menù, la carta di un ristorante apocalittico che raccoglie i resti in decomposizione di decenni di banchetti, e la metafora del cibo fa da sfondo all’attenzione per il rispetto dei diritti umani.
In Bites ci ritroviamo, in veste di convitati, coinvolti in una cena immaginaria in cui il personale di un ristorante collocato alla fine del mondo, mette in scena alcuni episodi – ognuno dei quali rappresenta una portata del pasto – che descrivono un presente da incubo e un futuro altrettanto preoccupante.


Commenti:
Con Bites, rappresentato nel 2005 al Bush Theatre di Londra, la Adshead porta in scena le contraddizioni del ricco e opulento occidente – che si materializza nel modello del cowboy texano – inconciliabili con le necessità dei paesi vittime della disuguaglianza globale – rappresentati dal contesto dell’Afghanistan. In una serie di brevi quadri, in cui le tematiche e i personaggi si dipanano e si intersecano, l’autrice contrappone gli eccessi dell’uno con le privazioni dell’altro. Un valido indizio su quali siano le intenzioni della Adshead è rintracciabile nelle due fonti d’ispirazione dell’opera: il rapporto che ha instaurato con la rappresentante dell’Associazione Rivoluzionaria delle Donne dell’Afghanistan e l’esperienza vissuta in prima persona dall’autrice nel Texas del dopo 11 settembre 2001. “Percorrendo le 750 miglia tra Houston e El Paso, attraverso il deserto Chihuahua, vedevo affiorare dalla sabbia gialla scheletri di piccoli ristoranti collocati lungo la strada tra vecchi cartelloni pubblicitari della Coca Cola. Da qui ho preso l’ispirazione per Bites. L’America ci imbocca con cucchiaiate colme del suo mito, e noi lo mandiamo giù tutto”, rivela la Adshead. In Bites ci ritroviamo, in veste di convitati, coinvolti in una cena immaginaria in cui il personale di un ristorante collocato alla fine del mondo, mette in scena alcuni episodi – ognuno dei quali rappresenta una portata del pasto – che descrivono un presente da incubo e un futuro altrettanto preoccupante. Dal punto di vista geografico, il percorso attraversa il globo muovendo dall’Afghanistan per arrivare al Texas, via Baia di Guantanamo. Il primo piatto viene portato in tavola direttamente dalle montagne afgane: una zuppa a base di stelle e sogni preparata da alcune donne per sopravvivere alla cruda realtà in cui vivono. Il viaggio gastronomico prosegue verso il grasso Texas, in cui la cameriera messicana di un ristorante popolare subisce la stessa umiliazione inflitta al maiale arrostito sullo spiedo. Altre variegate portate ci aspettano e alla fine ci ritroviamo, dopo un dessert esplosivo, in un’America uscita da un futuro apocalittico in cui, finalmente, i poveri e gli sfruttati si prendono la loro magra rivincita in quel che resta di un luogo di ristorazione.

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-Bogus Woman, The
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