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Alan Bennett

Alan Bennett (nato il 9 Maggio 1934), pluri-premiato scrittore, sceneggiatore e drammaturgo inglese.

Bennett nasce a Armley, Leeds, Yorkshire.
Figlio di un macellaio, Bennett frequenta la Modern School di Leeds (adesso Lawnswood School), studia il Russo alla Joint Services School for Linguists durante il servizio civile e viene ammesso al Sidney Sussex College, Cambridge.
Comunque, frequenta Cambridge durante il servizio civile e in parte volendo seguire l’oggetto del suo amore non corrisposto, decide di accettare la borsa di studio alla Oxford University. Viene ammesso all’Exeter College, Oxford e si laurea in Storia.
Ad Oxford intepreta commedie con quelli che poi sarebbero diventati attori di grande successo. Sarebbe rimasto ad Oxford per diversi anni, come ricercatore e insegnante di Storia Medievale prima di decidere di ritirarsi perché non si sente tagliato per il mondo accademico.
Nell’agosto 1960, Bennett, insieme a Dudley Moore, Jonathan Miller e Peter Cook, ottenne un momento di gloria apparendo all’Edinburgh Festival nella trasposizione satirica di Beyond the Fringe. Dopo il Festival, lo spettacolo venne messo in scena a London e New York.

In seguito, Alan fa un’apparizione in My Father Knew Lloyd George. Poi nella pluripremiata serie di sketch comici televisivi On the Margin (1966) che viene però a malincuore cancellata. In questo periodo Bennett si ritrova spesso a interpretare il ruolo del sacerdote e dichiara che durante l’adolescenza aveva pensato di diventare sacerdote della Chiesa Anglicana solo perché già aveva l’aspetto del sacerdote.

La prima commedia di Bennett, Forty Years On viene prodotta nel 1968, a cui seguirono molti testi per la televisione, per il teatro per la radio, ma anche sceneggiature, racconti e romanzi e fa molte apparizioni come attore.

La voce lugubre eppure così espressiva di Bennett (caratterizzata da quel leggero accento di Leeds) l’umore aspro e l’umanità evidente della sua scrittura hanno reso molto popolari le sue letture delle sue stesse opere (specie quelle che sono di matrice autobiografica). Sono altrettanto famose le sue letture delle storie di Winnie the Pooh.

Molti dei personaggi di Bennett sono sfortunati e oppressi, oppure miti e trascurati. La vita li ha portati ad una impasse, oppure è passata accanto. In molti casi i suoi personaggi hanno affrontato delusioni nell’ambito del sesso e delle relazioni interpersonali, hanno fatto i conti con una grande timidezza senza riuscire a relazionarsi veramente con gli altri.

Bennett è generoso e compassionevole nel modo di presentarci le fragilità dei suoi personaggi. Come si può vedere nella serie televisiva Talking Heads: una serie di monologhi per la televisione trasmessi tra la fine degli anni 70 e gli anni 80 e successivamente portati al Comedy Theatre di Londra nel 1992. Si trattava di un sestetto di divertenti pezzi comici, ciascuno dei quali portava in scena diversi stadi del declino di un personaggio da una difficile situazione iniziale attraverso una lenta consapevolezza della disperazione della propria situazione per concludersi con un finale tetro o ambiguo. Un secondo sestetto rappresentava la loro situazione dieci anni dopo.

Nella sua raccolta di racconti del 2005 Untold Stories Bennett ha parlato in maniera sincera quanto commovente della malattia mentale di cui era affetta sua madre e altri membri della sua famiglia. Molti dei suoi lavori sono ambientati a Leeds e Bennett viene acclamato per il suo acuto spirito di osservazione specie nel rappresentare il dialetto del nord, eppure la gamma e la portata del suo lavoro sono spesso sottovalutati: si pensi al suo lavoro televisivo The Old Crowd o la piece teatrale The Lady in the Van, basata sulla sua esperienza con una vagabonda chiamata Miss Shepherd la quale aveva vissuto sul marciapiede davanti alla casa di Bennett in un camper malmesso per 15 anni.

Nel 1994 Bennett aveva adattato una sua molto celebre e pluripremiata piece, The Madness of George III per il cinema (con il titolo The Madness of King George). Il film ottenne quattro nomination agli Oscar, compresa quella come miglior sceneggiatura e migliori attori (Nigel Hawthorne ed Helen Mirren). Bennett vince il premio come miglior regista.

THE HISTORY BOYS, acclamatissimo da pubblico e critica ha ottenuto ben tre Olivier Awards nel febbraio del 2005, come migliore Piece Inedita, Miglior Attore, (Richard Griffiths) e Miglior Regia (Nicholas Hytner), dopo aver già vinto il Critics’ Circle Theatre Awards e l’Evening Standard Awards per il Miglior Attore e il Miglior Dramma. Bennett stesso ha ottenuto un Olivier Award per il suo eccezionale contributo al Teatro Britannico.
The History Boys incassa premi anche negli USA dove riceve sei Tony Awards a Broadway, compresi quelli come Miglior Dramma, Miglior Rappresentazione fino a quello come Miglior Attore protagonista (Richard Griffiths), da Miglior Rappresentazione a migliore attrice non protagonista (Frances de la Tour), e Miglior Regia (Nicholas Hytner).
Venne realizzata una versione cinematografica di The History Boys uscita nelle sale inglesi il 13 Ottobre 2006.

Altri premi e riconoscimenti
Bennett è stato insignito del titolo di Honorary Fellow da parte dell’Exeter College, Oxford, nel 1987. E’ stato anche premiato con un D.Litt dalla University of Leeds nel 1990 e con una laurea ad honorem dalla Kingston University nel 1996. Nel 1998 Bennett rifiuta il Dottorato ad Honorem dalla Oxford University, per portestare contro l’accettazione di fondi da parte dell’università per la creazione di una cattedra in onore del barone della stampa Rupert Murdoch. Bennett rifiutò anche il CBE nel 1988 e il cavalierato nel 1996.

Nel Settembre 2005, Bennett rivela di essere sopravvissuto al cancro e descrive la sua malattia come una “noia”. Era convinto di non sopravvivere alla malattia al punto da aver pensato che Untold Stories (pubblicato nel 2005) sarebbe stato edito postumo. Invece riuscì a guarire.

Negli sketch autobiografici che rappresentano la produzione più cospicua dell’opera letteraria di Bennett egli parla apertamente per la prima volta della sua omosessualità (benché avesse avuto anche delle relazioni con delle donne, di cui parla in Untold Stories). Precedentemente quando era stato chiesto a Bennett di parlare della sua sessualità egli aveva risposto che era come domandare ad un uomo che muore di sete se preferisce bere Perrier o l’acqua minerale Malvern!

Bennett ottiene anche la nomina di Socio Onorario di The Coterie nel 2007.
Bennett ha vissuto a Camden Town a London per 30 anni, ha convissuto con Rupert Thomas, il suo compagno per gli ultimi 14 anni.

Nell’Ottobre del 2008 Bennett ha annunciato di donare gratuitamente tutto il suo archivio dei suoi lavori, manoscritti inediti, diari e libri alla Bodleian Library, dichiarando che era un gesto di ringraziamento per riparare un debito che egli sentiva di avere nei confronti del sistema sociale inglese per avergli dato l’occasione di studiare: infatti non sarebbe stato possibile date le sue umili origini.

Bennett aveva scritto la commedia Enjoy nel 1980, uno dei rarissimi insuccessi teatrali nella sua carriera, che rimase in scena solo sette settimane. Ma si prevede una nuova produzione nel 2009 al West End (Londra) che ha già suscitato grande interesse da parte della critica.

Nel 2009 va in scena The Habit of Art sulla relazione tra il poeta W.H. Auden e il musicista Benjamin Britten.

Le ultime opere di Bennett sono: People andata in scena al National Theatre nel 2012, Hymn (2012) e Cocktail Sticks (2012).
Nel 2015 ha adattato il suo Lady in the Van per il cinema.